La moda nel mondo

Un tempo ogni paese, ogni cultura aveva i suoi vestiti tradizionali, caratterizzati da abiti sempre diversi l’uno dall’altro.

Nessuna nazione aveva un modo di vestire simile ad un’altra o quasi, l’attaccamento alla tradizione manteneva viva la voglia di distinguersi sia all’interno della cultura stessa (poiché l’abito faceva davvero il monaco, suggerendone ceto sociale e potere) che nel mondo.

Oggi e ormai da diverso tempo, soprattutto nei paesi occidentali, attraverso il fenomeno della globalizzazione stiamo assistendo ad un’omogeneizzazione generale che ha portato le popolazioni a vestirsi in maniera sempre più simile, oserei dire uguale, grazie anche alla diffusione delle grandi catene di negozi a basso costo e dei costosi marchi (a cui le prime s’ispirano) e che possiedono la supremazia sul mercato della moda.

Con ogni probabilità infatti sarà possibile trovare un francese e uno spagnolo con addosso la stessa maglietta H&M, un’americana e un’italiana con la stessa Louis Vuitton, un tedesco e un inglese con gli stessi pantaloni Zara, una canadese e una cinese con lo stesso vestito Prada, Valentino o Givenchy.
Ciò che cambia oggi in realtà sono solamente gli stilisti, i loro gusti e le ispirazioni che li portano a creare da un giorno all’altro un abito lungo con decorazioni floreali o un completo con pantalone a vita alta a zampa di elefante dai motivi geometrici.

Ci sono però anche popolazioni che pur essendo sviluppate non hanno abbandonato le loro usanze (e spesso le ragioni del loro attaccamento sono: la religione e le condizioni economico-sociali in cui si trovano) e popolazioni che a causa del minimo, a volte nullo, livello di globalizzazione alla quale sono sottoposte, hanno mantenuto in tutto le loro usanze originali.

Esempio lampante della prima categoria sono i Musulmani del Medio Oriente, che basano la storia e l’evoluzione del costume sulla religione islamica e sul Corano osservandone tutt’ora, chi più chi meno fedelmente, i dettami.
E’ facile infatti trovare abiti o accessori della tradizione più antica associati ad abiti contemporanei. Tantissime donne indossano un abbigliamento moderno ed occidentale accostato a veli più o meno coprenti, molte altre invece usano i tradizionali abiti lunghi e larghi che coprono completamente la figura e le forme, dai quali è possibile scorgere solo le mani e il viso, poiché secondo il testo sacro islamico, la bellezza femminile deve essere il meno scoperta possibile.
Stesso discorso vale per paesi come l’India in cui l’abbigliamento varia notevolmente tra le diverse parti del paese, in base alla geografia, al clima e all’ambiente rurale o urbano. E’ logico che nelle città è più facile trovare persone vestite con abiti occidentali, non mancano però donne vestite con abiti tradizionali come il Sari in tutto il paese.
Naturalmente India e cultura musulmana sono solo due delle tante realtà esistenti in simili condizioni.

Per quanto riguarda la seconda categoria abbiamo le tribù indigene che popolano il pianeta; dai famosi Masai, il cui unico cambiamento è stato il passaggio da abiti in pelle colorata (da colori di origine vegetale) a coperte rosse dei kilt (giunte a loro dai soldati inglesi), ai Maku e ai Tikuna, tribù Indios, dagli Huli, i Chimbu e gli Asaro della Papua Nuova Guinea ai pastori Himba della Namibia e molte altre popolazioni che non avendo accolto i cambiamenti portati dalla globalizzazione, indossano i vestiti originali e vivono secondo il loro vecchio stile di vita.

 

Sono dell’idea che un po’ di originalità non faccia mai male, sono dell’idea che mantenere vive le proprie tradizioni sia indispensabile per ricordarci chi siamo e da dove veniamo, sono dell’idea che l’abbigliamento sia un ottimo modo per esprimere la nostra personalità e quale miglior modo che creando gli abiti autonomamente?

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