Il giovedì del Seersucker

Il caldo si avvicina, abbiamo appena assistito ad una Pasqua serena, soleggiata, preludio della bella stagione in arrivo che a volte rischia di essere un po’ esasperante proprio dal punto di vista climatico e l’unica via d’uscita per allietare i periodi più afosi è l’utilizzo di tessuti comodi, leggeri, freschi, traspiranti come il Seersucker.

Per chi non lo conoscesse, si tratta di un fine tessuto di cotone, normalmente a righe, originario dell’India, usato proprio per la realizzazione di indumenti estivi.

La parola Seersucker deriva dai termini hindi, urdu, e persiani “shir” e “shakar”, “latte e zucchero”; tale denominazione è dovuta all’aspetto del tessuto stesso che unisce una texture liscia, come il latte a una ruvida come lo zucchero, che si formano grazie alle diverse tensioni con cui vengono montati i fili o all’applicazione di soluzioni di soda caustica che provoca il restringimento delle strisce di tessuto.

L’aspetto arricciato che ne risulta fa sì che il tessuto sia fra i più freschi in assoluto poiché non si attacca e non aderisce mai alla pelle, facilitando la traspirazione.

Il seersucker venne portato in Europa intorno al XVIII secolo dalla Compagnia delle Indie Inglesi.

Originariamente veniva realizzato alternando cotone e seta che a contatto con l’acqua, si restringeva in modo diverso rispetto al cotone, provocandone il particolare effetto increspato.

I capi confezionati normalmente in seersucker sono camicie, giacche e pantaloni corti. I colori tradizionali delle righe sono bianco e blu, ma si sono introdotte praticamente tutte le varianti di colore (sopratutto blu, verde e rosa pastello) e, in alternativa alle righe, fantasie come i bastoni o i quadri.

Inizialmente, in questo materiale, venivano confezionate solo tute da lavoro per gli operai, ma dal ’800 circa venne adottato anche dalle classi più alte diventando un must del guardaroba dei gentlemen del sud degli Stati Uniti.

In seguito alla rottura del protocollo effettuata da Joseph Guerney Cannon poi, politico statunitense, che si presentò addirittura al presidente Roosvelt nel 1903 con un abito in seersucker (quando era previsto dal protocollo il classico abito scuro da sera) giustificandosi dicendo che “la giornata era davvero molto calda”, si prese ad indossare tali abiti anche durante incontri ed eventi ufficiali di vario genere.

Questo tessuto riuscì a conquistare persino il Duca di Windsor Edoardo VIII che lo indossava per i suoi viaggi.

Nel 1990, il senatore americano Trent Lott ripropose l’usanza d’indossare abiti in seersucker durante i lavori ufficiali del congresso istituendo il Seersucker Thursday (Giovedì del Seersucker) secondo il quale il secondo o il terzo giovedì di Giugno tutti i colleghi avrebbero dovuto indossarlo, prendendo spunto e in ricordo dei colleghi provenienti dagli Stati del Sud dell’inizio del secolo precedente che si presentavano alle sedute in abiti di lino o cotone, visto il caldo e l’assenza di aria condizionata, affermando inoltre che ‘Il Senato non era composto solo da un gruppo di uomini severi sempre in scuro con cravatta blu o rossa…’.
Nel 2004 anche le donne poterono partecipare a tale usanza.
Il Seersucker Thursday è volontario, nessuno è obbligato a partecipare, ma alcuni Senatori lo perpetuano con l’obiettivo di creare un clima più amichevole, rilassato e collaborativo.

Un abito in seesucker è perfetto per cocktail, aperitivi o cene informali.
Il tessuto è fresco, brioso e fantasioso.
Un capo in seersucker denota cura per il dettaglio e raffinatezza di gusto.

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