La vincitrice del premio “Colpo di Fulmine”: Antonia Marsetti

Ecco la vincitrice del premio “Colpo di Fulmine” Antonia Marsetti!
Abbiamo intervistato anche lei per scoprire qualcosa in più sulla sua passione per il cucito.

 

Ciao Antonia, parlaci un po’ di te e di quando è iniziata la tua passione per il cucito…

 

A casa avevamo una vecchia Singer a pedale. La utilizzava mia zia Eva e ci faceva di tutto. Soprattutto i miei vestiti. Cinque figli, un solo stipendio, i soldi andavano spesi in modo molto oculato nella mia famiglia. Credo di non avere mai indossato nulla di acquistato almeno sino ai 14 anni e anche negli anni successivi ricordo le lunghe sedute “di posa” dalla zia per prendere misure e provare gonne a ruota, kilt e cappottini… Mi faceva persino i costumi da bagno all’uncinetto. Veri capolavori. Ma non li apprezzavo. Anzi. Il fatto che nel mio striminzito guardaroba ci fossero solo capi “fatti in casa” mi faceva sentire “meno” rispetto alle mie amichette.

Poi sono cresciuta. Ho iniziato a lavorare e sono passata alla fase due: shopping compulsivo. Un armadio, due armadi… cabina armadio, ovvero una stanza intera adibita a guardaroba. Compra, metti, butta nel dimenticatoio. Ho fatto anni così fino a quando mi sono resa conto di avere un problema da risolvere. Anzi, più di uno: autostima sotto i tacchi e una visione davvero molto offuscata su chi davvero fossi. Così  ho cominciato a svuotare gli armadi. Ma ancora non riuscivo a focalizzare me stessa. Ed ecco che arriviamo alla “fase tre”: il cucito, ovvero la decisione di acquistare solo ciò che non riesco a confezionarmi. Perché questa decisione? Perché così sono costretta a “ragionare” e poiché sono assolutamente imbranata e ogni capo mi prende moooolto tempo, non posso nemmeno permettermi di sbagliare modello, tessuto e confezione.

A Natale dello scorso anno mi sono regalata una macchina per cucire (pensate, l’ho scelta per il suo colore non certo per le prestazioni!!!). Nel gennaio scorso ho iniziato a frequentare i corsi di Artemoda e a smanettare in internet per cercare di farmi un’infarinatura. Poi ho acquistato libri, libri e ancora libri e mi sono messa a “studiare”.

Mi sono resa conto vedendo quanti tipi di cuciture esistono, ma financo di imbastiture, che ci vorranno anni, anni e anni per poter raggiungere certi livelli. Però questa cosa mi ha preso dalla testa ai piedi, e con le mie compagne di corso è nata da subito una complicità unica. Devo moltissimo a loro e ad Anna Confortola – la nostra “maestra” – una persona splendida, un’insegnante piena di garbo e sensibilità e soprattutto una sarta eccellente. Mi ha insegnato a prendere le misure e a disegnare cartamodelli base e mi ha assistito passo passo nella confezione dei miei primi capi: la classica gonna a tubo, poi una “dodici teli” (tanto per complicarmi la vita),  una felpa con cappuccio che ho provato anche a foderare, e alla fine mi sono cucita pure un paio di jeans (il risultato non è stato il massimo, ma forse alla mia Oekaki ho chiesto davvero troppo….) e infine la mia tuta “colpo di fulmine” con la quale ho partecipato al concorso Supercut.it.

Indossare capi “handmade” per me non è un vezzo, o un hobby, ma una terapia. Mi riempie di orgoglio. Mi rende fiera.

E soprattutto mi libera da alcune logiche che purtroppo stanno ammorbando la nostra società. Il cucito è un modo per ribellarmi, come lo è imparare a filare la lana e lavorarla a maglia, o coltivare il mio piccolo orto e allevare le mie galline che ogni tanto mi regalano un uovo e un sacco di soddisfazione. Ma questa è un’altra storia.

Purtroppo dove abito io non ci sono negozi di tessuti interessanti e quei pochi che ci sono, sono gestiti da persone sgarbate e poco collaborative. Quindi mi sono rivolta a internet e devo dire che la mia iniziale reticenza (“come si fa ad acquistare una stoffa senza sentirla tra le mani?”, mi dicevo) è stata soppiantata in poco tempo dalla curiosità e dalla voglia di provare, sperimentare. Sempre in rete ho trovato blog e siti molto interessanti. Come quello di Sasha di “secondo piano” che mi ha fatto divertire un sacco con la sua “basic instinct” che ho declinato in più versioni. Ammetto che ogni volta che guardo le mie cuciture (mai diritte) o miei lavori (mai perfettamente finiti o rifiniti) o le mie righe che proprio di combaciare non ne vogliono mai sapere, mi vien voglia di rifare tutto daccapo, ma – almeno per ora – non mi è passato per la mente di abbandonare. Quindi avanti.

Cara Brigitte, nel tuo invito mi chiedi di dare un consiglio su questa splendida arte e questo proprio non lo posso fare, perché sono alle primissime armi,  ma chiedo invece a chi può dispensarli di non smettere mai di darne. Io son qui, pronta a metterli in pratica.

Ecco alcuni delle sue creazioni e la tuta che le ha permesso di vincere uno dei nostri fantastici premi!

Congratulazioni Antonia!

 

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