Abbigliamento a righe: bello da sempre, apprezzato da poco

Chi di voi non possiede nel proprio armadio almeno un capo d’abbigliamento a righe?

A oggi anche il classico rigato bianco e blu è considerato un passepartout delle serate estive sia femminili che maschili.

La riga non è altro che una linea, una segno lasciato da un punto in movimento, un insieme di puntini molto vicini tra loro, ma non delude mai. Elegante, estiva, casual, ideale per qualsiasi occasione.

Un tempo però le cose non andavano proprio così, questo nostro amato tessuto ha infatti subito diverse discriminazione nel corso della storia, vi basterà pensare infatti a chi era solito vestire questo genere di trama e vi accorgerete che era sempre gente mal vista.

Questo accadeva perché le righe sono sempre state segnate dal pregiudizio fin dai tempi del medioevo, durante il quale venivano associate al male, al diavolo o anche solo alle classi più umili e discriminate.

Nel libro “la stoffa del diavolo”, possiamo capire subito come le credenze associate alle superfici rigate, ad esempio il manto degli animali o il vestiario, dessero una percezione negativa non solo all’occhio, ma anche alla mente umana. La zebra era considerata un “asino selvaggio”, una creatura pericolosa e imperfetta, persino impura a causa del suo manto.

Tutto questo odio sembra possa derivare dall’interpretazione di un passo del Levitico, testo dell’Antico Testamento che afferma: “Non indosserai veste tessuta di due”. Potete immaginare come, in una cultura permeata dalla religione, tale interpretazione riuscì a condannare all’oblio questo genere di vesti per secoli.

Nel Medioevo (e non solo…), esistevano addirittura leggi realizzate apposta per regolamentare l’abbigliamento della popolazione allo scopo di mantenere intatto l’ordine sociale: le cosiddette Leggi Suntuarie.
Tutto veniva controllato, tessuti, colori, lunghezza, ornamenti chi poteva indossare cosa e chi no; le righe venivano costantemente attribuite solo alle classi più infami. Giullari, prostitute, ebrei, galeotti, i boia erano soliti vestirsi con abiti rigati.

Successivamente questo genere di tessuto venne adottato dai marinai, o meglio dai mozzi (mai dagli ufficiali di marina), sia perché la riga blu su sfondo bianco era più visibile in caso di un uomo in mare, sia perché la riga nascondeva meglio lo sporco.

Troviamo tessuti rigati anche durante la rivoluzione francese, essi diventarono uno degli emblemi della rivoluzione: senza righe, infatti, l’atmosfera rivoluzionaria veniva meno. Progettarono addirittura un’uniforme per i sostenitori della rivolta con le righe dei colori della bandiera francese, bianco, blu e rosso, simili a quelle dei contadini e delle lavandaie di quel tempo (fine 1700). Nel 1859 la marina francese che le righe dovevano essere 21, una per ogni vittoria di Napoleone.

Stessa cosa avvenne durante la rivoluzione Americana, durante la quale si sfoggiava la bandiera dalle tredici righe rosse e bianche, (tredici come le colonie d’America) immagine di Libertà e simbolo d’idee nuove.

Fu così che le righe acquistarono uno statuto ideologico e politico.

Da uniforme da marinaio, completo da galeotto e abbigliamento da giullari e prostitute a fenomeno di costume il passo fu breve, ma non brevissimo. Come possiamo immaginare la prima che riuscì a dare alla maglia rigata un’accezione del tutto diversa permettendole di entrare a piè pari nel mondo della moda fu Coco Chanel che, negli anni ’20, la riadattò come capo femminile accostandola a perle e rossetto.

Da quel momento in poi sono infiniti gli esempi di personaggi famosi che hanno legato la propria immagine alla riga, da Pablo Picasso, all’icona sexy Brigitte Bardot.

Negli anni Sessanta, il movimento dell’Optical Art, arte astratta costituita d’illusioni ottiche rese il millerighe geometrico e ne tralasciò la natura decorativa. In questo modo le linee formavano precisi disegni optical, per uno stile stripes-chess-dot.

Nel 1967 Christian Dior realizzò un abito lungo a spalla scoperta e righe trasversali colorate e lo inserì nell’Alta Moda. A Londra Biba decorò con un motivo rigato negozio e scarpe. Non si tirò poi indietro il movimento hippie, con i suoi look eccentrici che inserirono righe ovunque.

Naturalmente negli anni avvenire altri stilisti seguirono le orme di Chanel e Dior portando le righe sulle loro passerelle, da Tommy Hildfiger a Dolce & Gabbana a Jean Paul Gaultier, che fece dello stile marinaro il suo marchio di fabbrica, fino a Ferragamo che introdusse le scarpe multicolore con le righe in rilievo e naturalmente noi di SUPERCUT che proponiamo sempre meravigliosi tessuti rigati!

Cosa aspetti, vieni a dare un’occhiata a questi tessuti intrisi di storia in grado di espandere gli spazi, dinamizzare l’atmosfera ed illuminare le superfici su cui si posa.

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